Caro imprenditore, copywriter o marketer,
quello che stai per leggere è uno dei lavori di cui vado più fiero.
Non solo per i risultati che ha generato, ma per il percorso che ci ha portati fin lì: fatto di dubbi, revisioni, studio, fiducia conquistata e un messaggio da trasformare in carta e in risposta.
Sto parlando del libro di Assunta Incarnato. Il suo libro si chiama “Quello che i commercialisti non dicono” e ha venduto 150 copie nel primo mese. Ma soprattutto, le ha fatto acquisire un nuovo cliente da 2.5 milioni di euro.
E pensare che, quando mi ha contattato, ero già il terzo grafico a cui si rivolgeva.
La sua voce al telefono era carica di frustrazione e diffidenza, e non posso biasimarla. Aveva già perso tempo e soldi con designer che non riuscivano a dare una forma efficace alla sua idea.
Quello che ha fatto la differenza è stato il mio approccio da Designer a Risposta Diretta: prima si studia il mercato, poi si struttura il messaggio, infine si disegna. Il contrario di quello che fanno i grafici creativi.
Ma non voglio raccontartelo io. Lascio che sia lei a farlo. Qui sotto trovi l’intervista integrale.
Intervista ad Assunta Incarnato
D: Ciao Assunta! Come te la passi?
A: Ciao Davide! Io sto bene e ho appena finito la valigia! Dopo i risultati del libro, una bella vacanza sarà la ciliegina sulla torta!
D: Fantastico! Ti va di parlarci un po’ di te? Chi sei? Di cosa ti occupi?
A: Che domanda difficile… premesso che le persone possono leggere chi sono e cosa faccio direttamente sul mio blog Incarnato.Consulting, io sono una Commercialista Sovversiva.
D: Commercialista Sovversiva? Che vuol dire?
A: Vuol dire che in un mondo in cui la maggior parte dei commercialisti tendono a non entrare troppo all’interno delle aziende e dei loro processi, io mi ci butto a capofitto perché so che è l’unico modo per aiutare davvero gli imprenditori a far crescere i loro business.
D: Mi sembra davvero una figata! Come sei arrivata a fare quello che fai?
A: Io sono figlia di imprenditori e quindi ho sempre vissuto in azienda fin da piccola. Ero anche piuttosto brava a scuola, ma a differenza di quello che ci si poteva aspettare, ho deciso di non fare il Liceo e fare Ragioneria. Era una scelta inusuale per una ragazza, ma ero (e sono) follemente innamorata dell’ambiente aziendale. Non potevo fare scelta migliore.
Appena diplomata sono stata contattata da uno degli studi professionali più importanti di Merano e ho iniziato subito a lavorare.
Ma nonostante passassi più di 50 ore settimanali alla scrivania, avevo dentro di me delle domande che non trovavano risposta:
Cosa c’è al di là dei freddi numeri?
Come si costruisce un’azienda di successo e come la si gestisce?
Perché ci sono attività che prosperano e altre falliscono dopo qualche anno?
E allora, nonostante i ritmi lavorativi in studio fossero folli, iniziai l’Università di Economia dove mi sono laureata con il massimo dei voti. Ho poi continuato a studiare fino all’abilitazione come Dottore Commercialista.
Da lì ho iniziato a collaborare con diversi studi prestigiosi della mia zona in cui, per più di 20 anni, ho supportato imprenditori di tutti i tipi: dall’artigiano che si compila le fatture a mano dopo una giornata di lavoro, alla SPA che macina diversi milioni l’anno.
Più affinavo le mie competenze, più il mio entusiasmo si spegneva: com’era possibile che il lavoro del commercialista dovesse limitarsi ad adempimenti, scartoffie, e burocrazia quando i VERI PROBLEMI degli imprenditori erano altri?
Perché un Dottore Commercialista, dopo un percorso di studi così faticoso, doveva finire per diventare un semplice segretario per lo Stato?
Questa è una cosa che non ho mai capito e tantomeno accettato. Non hai idea di quante volte ho litigato con i miei colleghi su questo argomento.
Nel 2017 ho rinunciato quindi a una carriera professionale più che promettente e ho raggiunto mio marito a Londra, dove lavorava da due anni.
Ho aperto un blog secondo gli stilemi di Frank Merenda e del Direct Marketing e ho iniziato a scrivere un articolo a settimana contenente strategie, risorse e consigli per gestire al meglio la propria impresa.
Ho diffuso in Italia alcune tematiche che nei paesi anglofoni sono all’ordine del giorno in ambito gestionale, ma che nel Bel Paese faticano ad arrivare.
Ora, a distanza di un anno, i risultati del blog e dei clienti con cui ho lavorato sono sorprendenti. Aprirlo è stata la scelta migliore sia per me e la mia attività, sia per aiutare quanti più imprenditori possibili.
D: Penso che la tua storia sia di ispirazione per tutte quelle persone che hanno delle idee nuove e rivoluzionarie, ma che negli ambienti accademici si sentono dare dei folli.
A: Ho fatto solo quello che sentivo giusto per veder fiorire le aziende. Essendoci cresciuta dentro, non posso fare a meno di provare una grande stima per chi decide di fare impresa, soprattutto in un paese “difficile” come l’Italia.
D: Parlaci un po’ del tuo libro “Quello che i commercialisti non dicono”. Perché hai deciso di scriverlo?
A: I motivi sono due. Il primo è perché avere un blog che funziona aiuta moltissimo ad entrare in contatto con i clienti, ma non c’è nulla che crei più autorità agli occhi del mercato di un libro vero e proprio.
D: Verissimo. Quando si tratta di Direct Marketing i libri sono fondamentali per acquisire un’autorità che solo con il blog fai fatica ad ottenere. Il secondo motivo invece?
A: Diciamo che Quello che i Commercialisti non Dicono è il libro che avrei voluto avere tra le mani quando ho iniziato la mia attività come consulente e imprenditrice. Al suo interno ho sintetizzato tutto ciò che ho imparato di davvero utile e pratico in più di 20 anni di carriera.
È un libro che tratta in modo semplice argomenti molto complessi come la gestione dei fornitori, delle risorse aziendali e delle imposte, per dirne alcuni.
Fino ad adesso i feedback sono molto buoni. Spero che questo libro sia davvero utile agli imprenditori perché nelle sue quasi 300 pagine, ho inserito tutto (ma proprio tutto) quello che può tornare utile a chi deve gestire un’impresa.
D: Ok Assunta, siamo in chiusura! Te la senti di dare un consiglio agli imprenditori che ci stanno leggendo e che, magari, in questi anni, si sono trovati in difficoltà a causa della crisi?
A: Vorrei dire loro che sono degli eroi. Dico davvero. Per fare impresa in Italia bisogna essere delle rocce.
Vorrei anche dire che il fatto che le cose siano andate o stiano andando male, non significa che debbano continuare per sempre in questo modo.
A volte però, per uscire da una situazione difficile, c’è bisogno di un aiuto esterno. Anche solo per poter vedere la luce in fondo al tunnel e riacquisire speranza.
Cari imprenditori, non abbiate timore di chiedere aiuto. A volte anche solo una piccola implementazione a livello gestionale o organizzativa, può togliervi dei macigni enormi dalle spalle permettendovi di riacquisire la serenità perduta o di portare la vostra impresa al livello successivo.
D: Grazie Assunta, sei stata preziosissima.
A: Grazie a te Davide. Spero che ne uscirà un bell’articolo.
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